Stemma Massimiliano Maini: scudo inquartato con torre, chiave, libro e rosa dei venti, cinto d'alloro

Massimiliano Maini

REGERE ET CONSULERE

Consulenza direzionale

Senior Advisor per aziende e manager che vogliono crescere. Affianco proprietà, board e top management nelle decisioni che contano: crescita, riorganizzazione, valorizzazione del capitale umano.

Profilo

Trent'anni al fianco di chi decide

Senior Advisor con trent'anni in contesti multinazionali, industriali e finanziari, al fianco di top management, investitori e proprietà. Unisco people strategy, numeri e governance per trasformare le scelte sulle persone in valore economico, dalle start-up alle fasi di consolidamento e acquisizione.

Psicologo e docente, lavoro sulle emozioni: riconoscerle, gestirle e usarle per comunicare, negoziare e sviluppare persone, team e business.

250 mln €il fatturato raggiunto in Italia da Sixt sotto la mia guida
Deutsche BankFiat · turnaroundBMWSixt
Ambiti di intervento

Dove porto valore

Strategia e governance

Decisioni di crescita, riorganizzazione, consolidamento e acquisizione. Lettura congiunta di numeri, assetti e persone.

Persone e organizzazione

People strategy, modelli di performance, sistemi di incentivazione e change management, anche nella fase di avvio e scale-up.

Ricerca e selezione

Analisi del ruolo, valutazione strutturata dei candidati e scelta delle figure chiave per il management.

Formazione manageriale

Percorsi per sviluppare capacità di guida, comunicazione e negoziazione nei team di direzione.

Metodo Paul Ekman

Trainer certificato Paul Ekman su tutti i corsi del programma, tra cui ESaC ed ETaC. Insegno a riconoscere le emozioni e a valutare la credibilità degli interlocutori, in trattativa, in selezione e nella guida dei team.

Come lavoro

Quattro modi di lavorare insieme

Per proprietà e board

Advisory

Affiancamento diretto a proprietà, investitori e top management nelle decisioni di crescita, riorganizzazione e acquisizione, con un'attenzione costante alle persone che devono realizzarle.

Per aziende in trasformazione

Percorso Bussola

Dall'oceano rosso all'oceano blu: un percorso di cambiamento che lavora su tre livelli, le persone, l'organizzazione e i risultati. Incontri individuali con la proprietà, mappatura e sviluppo dei manager, giornate di formazione su delega, motivazione, gestione delle emozioni, processi e strumenti di controllo.

Un esempio: una rete retail con centinaia di punti vendita tra diretti e franchising, cresciuta rapidamente, con la proprietà ancora coinvolta in ogni decisione. Il percorso ha accompagnato il management da un approccio orientato al compito a uno orientato al risultato, rendendo l'azienda meno dipendente dalla presenza costante della proprietà.

Per manager e team

Formazione sulle emozioni

Riconoscere le emozioni, valutare la credibilità, usare il metodo Paul Ekman in selezione, trattativa e gestione dei collaboratori.

Vedi i corsi

Esperienza di squadra

Power Volley

Una giornata in campo per trasformare un gruppo di lavoro in una squadra. La pallavolo diventa un laboratorio organizzativo: i tre tocchi come processo decisionale (ricezione, alzata, attacco), la rotazione come adattabilità, i ruoli in campo come ruoli in azienda.

Non servono atleti: il volley non prevede contatto fisico e valorizza tempismo, comunicazione e fiducia, a qualunque età e livello. Ogni attività è seguita da un debrief su ciò che è successo davvero nel gruppo. Il format si realizza in qualunque struttura attrezzata per la pallavolo, al chiuso o all'aperto.

  • Attivazione e ice-breaker
  • Fondamentali e dinamiche di gruppo
  • I tre tocchi: come lavoriamo insieme
  • Ruoli e responsabilità, con rotazione obbligatoria
  • Pressione, errore e reazione

Richiedi il programma completo

Corsi sulle emozioni

Leggere le emozioni, valutare la credibilità

Ricordi il dottor Lightman di Lie to Me?

La serie era ispirata alle ricerche di Paul Ekman, che ne fu anche consulente scientifico. Nella realtà non servono superpoteri: serve un metodo. Nei miei corsi impari proprio quello, il metodo scientifico che sta dietro la finzione, e lo alleni fino a usarlo in riunione, in selezione e in trattativa.

Guarda la serie su Disney+

Un segnale non racconta tutta la storia: sguardo, sorriso e tensione del viso letti nel loro contesto
Un singolo segnale non basta: conta il quadro completo, letto con metodo.
Livello base

Riconoscere le emozioni

Le sette emozioni universali, le espressioni del viso e le microespressioni. Esercitazioni pratiche per imparare a vederle in tempo reale, anche quando durano una frazione di secondo.

Livello avanzato

Valutare la credibilità

I canali della comunicazione, i momenti in cui emergono le incongruenze emotive e il ruolo della memoria nel racconto. Per capire quanto è affidabile ciò che viene detto, senza confondere un segnale con una prova.

Per manager e team

Le emozioni al lavoro

Il metodo applicato ai contesti aziendali: selezione del personale, negoziazione, gestione dei collaboratori e dei clienti. Il percorso viene costruito sui ruoli dei partecipanti.

Il metodo in quattro passi: comprendere, osservare, valutare, individuare
Comprendere, osservare, valutare, individuare: le quattro tappe del metodo.

I corsi si svolgono in aula o online, per singoli o per team aziendali. Sono tenuti da me, trainer certificato Paul Ekman.

Scrivi a massimiliano@maini.es oppure chiama il +39 348 714 1204.

Interlocutori

Con chi lavoro

ProprietàInvestitoriBoardTop managementStart-up e scale-up

Lo studio ospita tirocini curriculari in convenzione con le università milanesi, nelle aree selezione, formazione e comunicazione digitale.

Riflessioni

Appunti dal lavoro con le persone

Le microespressioni: cosa dicono e cosa non dicono

Perché un manager dovrebbe saperle riconoscere.

Capita spesso di uscire da una riunione con la sensazione che qualcuno non fosse convinto, anche se aveva detto di sì. Molte volte quella sensazione nasce da una microespressione.

Una microespressione è un'espressione del viso che dura una frazione di secondo, a volte meno di un quinto di secondo. Compare quando una persona prova un'emozione e cerca di nasconderla, o non ne è del tutto consapevole.

Le ricerche di Paul Ekman hanno mostrato che sette emozioni si esprimono sul viso allo stesso modo in tutte le culture: rabbia, paura, tristezza, disgusto, disprezzo, sorpresa e felicità.

Per chi guida un'azienda è un'informazione preziosa. Un collaboratore che accetta un obiettivo con un lampo di paura sul viso sta dicendo qualcosa che a voce non dice. Un interlocutore che mostra disprezzo mentre presenta un'offerta sta offrendo un segnale da non ignorare.

Una microespressione però non prova che qualcuno stia mentendo. Indica un'emozione che non corrisponde alle parole: un punto da approfondire con una domanda in più, non una sentenza. Riconoscerle si impara, e con l'allenamento bastano poche ore per cominciare a vederle.

Tre segnali che un'organizzazione ha bisogno di riorganizzarsi

Quello che l'azienda dice prima che lo dicano i numeri.

Un'azienda che ha bisogno di riorganizzarsi quasi mai lo dichiara. Lo mostra con alcuni segnali ricorrenti.

  1. Le decisioni salgono sempre più in alto. Questioni che dovrebbero chiudersi in un reparto arrivano sul tavolo dell'amministratore delegato. Ruoli e responsabilità non sono più chiari, o nessuno si sente autorizzato a decidere.
  2. Le persone migliori se ne vanno, e non per lo stipendio. Chi è bravo di solito non lascia un'azienda: lascia un modo di lavorare che non gli permette di fare bene il proprio mestiere.
  3. Crescono i ricavi, ma non i margini. Si vende di più e si guadagna uguale, o meno. Spesso l'organizzazione non è cresciuta insieme al business: più passaggi, più riunioni, più costi nascosti.

Quando questi segnali sono presenti, la risposta raramente è una ristrutturazione drastica. Il primo passo è guardare come lavorano davvero le persone, prima di cambiare l'organigramma.

Il turnaround si decide sulle persone, non sui numeri

Perché i piani di risanamento si fermano nell'esecuzione.

Ogni piano di risanamento parte dai numeri, ed è giusto così: dicono dove l'azienda perde valore, quali costi vanno tagliati, quali attività non reggono più. Ma i numeri indicano il problema. Chi lo risolve sono le persone, e la maggior parte dei turnaround si inceppa proprio lì.

Avendo vissuto dall'interno una delle ristrutturazioni industriali più complesse del Paese, ho imparato che le decisioni sulle persone pesano almeno quanto quelle sul conto economico. Tre in particolare.

  1. Chi resta e chi va, deciso presto. In ogni organizzazione c'è un gruppo ristretto di persone che tiene in piedi clienti, processi e competenze. Se non vengono individuate e coinvolte subito, sono le prime a lasciare, perché sono le più richieste dal mercato.
  2. La verità, detta prima che circoli da sola. In una fase di crisi le persone percepiscono il problema molto prima che venga annunciato. Il silenzio non le tranquillizza: alimenta voci peggiori della realtà. Una comunicazione chiara, anche quando le notizie sono dure, protegge la fiducia.
  3. Una guida credibile. Un piano viene seguito se chi lo guida è creduto. La credibilità non nasce dalle slide, ma dalla coerenza tra quello che il management dice e quello che fa, a cominciare dai propri sacrifici.

Quando si prepara un turnaround, conviene quindi affiancare al piano economico un piano sulle persone, con la stessa precisione: chi sono le figure chiave, cosa le trattiene, come e quando si comunica. È lì che si decide se i numeri del piano diventeranno numeri reali.

Negoziare leggendo le emozioni

Cosa osservare in una trattativa, prima di decidere cosa dire.

In una trattativa ci si prepara quasi sempre sulle argomentazioni: cosa offrire, dove cedere, quale prezzo difendere. Molto meno sulla capacità di osservare l'altra parte. Eppure buona parte delle informazioni utili non arriva dalle parole.

Il metodo che insegno, basato sulle ricerche di Paul Ekman, parte da alcuni principi semplici.

  1. Prima la linea di base. Nei primi minuti, mentre si parla di temi neutri, conviene osservare come l'interlocutore si comporta normalmente: tono, ritmo, espressioni, gesti. Senza questo riferimento ogni segnale successivo è impossibile da leggere.
  2. Contano i cambiamenti. Un'espressione o un gesto isolato dicono poco. Diventano informazione quando cambiano rispetto alla linea di base, e soprattutto quando compaiono in corrispondenza di un tema preciso: il prezzo, una scadenza, una garanzia.
  3. Un segnale è una domanda, non una risposta. Un'emozione che non corrisponde alle parole indica un punto da approfondire. La reazione corretta è una domanda aperta su quel tema, non una conclusione affrettata.
  4. Le proprie emozioni contano quanto quelle degli altri. Chi si irrita o si spaventa durante la trattativa smette di osservare. Riconoscere le proprie reazioni, e gestirle, è la prima competenza di chi negozia.

Non si tratta di trucchi per vincere sull'altro. Si tratta di capire meglio cosa conta davvero per chi siede dall'altra parte del tavolo, e quindi di arrivare più spesso a un accordo che regge nel tempo.

Il board e l'acquisizione: perché l'integrazione si gioca dopo la firma

Il valore di un'operazione si crea o si perde nei mesi successivi al closing.

Nelle acquisizioni l'attenzione del board si concentra di solito su prezzo, struttura e due diligence. Sono passaggi indispensabili. Ma il valore che giustifica l'operazione si realizza dopo la firma, durante l'integrazione, ed è lì che molte operazioni deludono le attese.

Le cause ricorrenti sono quasi sempre legate alle persone e all'organizzazione.

  1. Una due diligence sui numeri e non sulle persone. Si analizzano bilanci, contratti e rischi legali, molto meno chi tiene davvero in piedi l'azienda acquisita e quanto è probabile che resti.
  2. Chi decide cosa, dopo il closing. Se non è chiaro quali decisioni restano alla società acquisita e quali passano alla capogruppo, le persone si fermano o decidono due volte.
  3. Culture diverse date per compatibili. Modi diversi di decidere, di valutare le persone, di gestire il cliente. Ignorarli all'inizio significa ritrovarli più avanti come conflitti e uscite.
  4. Silenzio verso le persone. Dopo l'annuncio, ogni settimana senza informazioni concrete aumenta l'incertezza e il rischio di perdere le figure migliori.

Per questo al board suggerisco di chiedere, già prima della firma, un piano di integrazione con la stessa cura del piano finanziario: chi sono le persone chiave e come le tratteniamo, come cambia la catena delle decisioni, cosa comunichiamo e quando. Sono domande semplici, ma spesso fanno la differenza tra un'acquisizione che crea valore e una che lo consuma.

Libri

Le persone, raccontate

Accanto al lavoro di consulenza scrivo di emozioni e di psicologia, a volte con un saggio, a volte con un romanzo.

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Respira con il cuore, vivi con la mente

Come allenare la felicità attraverso il cuore e le emozioni. Un percorso tra lavoro, relazioni e consapevolezza, che nasce dagli anni passati a gestire persone e dallo studio delle emozioni secondo le ricerche di Paul Ekman.

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Milano, una serie di omicidi senza movente. Le vittime hanno un solo punto in comune: un colloquio di lavoro con un head-hunter. Un noir tra il mondo del business e le città di Milano, Torino e Roma.

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